così scrive Angela Pellegrini di Lorenzana
di A Usigliano sotto le stelle...:
«Lo scritto apre con l’invettiva rabbiosa e vendicativa di chi ha subito un grande torto -“Que celui d’entre nous …. Chi di noi ha reso le leggi schiave dell’iniquità delle sue sentenze muoia all’istante! Che trovi in ogni luogo la presenza di un Dio vendicatore e le potenze celesti infuriate! Che un fuoco esca da sotto terra e divori la sua casa! … Che sia un esempio spaventoso della Giustizia del Cielo come lui lo è stato dell’ingiustizia della terra.” -
E’ il ritorno solitario alla villa dell’ infanzia, abbandonata con le leggi razziali. La rabbia e l’indignazione si placano e lo scritto, diario-cronaca, prosegue con l’inizio dei ricordi che riaffiorano, trascinandoci in altro tempo, in una realtà lontana: agli anni di prima della guerra, ad una bambina affascinata da quanto la circondava, alla grande famiglia patriarcale con nonna, genitori, zii e tanti bambini, -“erano una ventina tra adulti e bambini …”- alla grande casa ospitale, alla campagna intorno. Ritorna la vita di allora, di un gruppo di persone colte dell’alta borghesia ebraica, scienziati e musicisti, dei loro figli e degli amici.
Si narra degli studi, dello sport, gli svaghi e i passatempi in -“quel tempo felice” …- risuonano musiche, si leggono libri. Viene recuperato un antico manoscritto del XII secolo, curato e pubblicato sotto il titolo -“LA LAUDA e i primordi della melodia italiana”-, ed il “LAUDARIO” concerto che verrà eseguito integralmente in Firenze al teatro Della Pergola nel 1935.
Dialoghi e discussioni che si suppongono di grande levatura: “… indagare la Natura, coltivare il Dubbio, dedicarsi allo studio e all’Arte nel primato della Conoscenza e della Ragione.” (pag.20) La scrittrice ci fa dono di un dialogo immaginario, costruito forse su spezzoni di frasi raccolte da lei bambina . Dialogo profondo di sintesi, chiave sociale di tutto il libro: “I milioni di parole addormentate in quelle pagine chiuse a chiave avrebbero potuto, se risvegliate in tempo , salvarci dall’imbarbarimento che ci sta travolgendo? In altre parole: abbiamo veramente creduto nei nostri valori?”. (pag.21)
Il racconto è condotto anche con sensibilità, ricco di avvenimenti descritti con sfumature poetiche, mai patetico o nostalgico ma intriso di bellezza e autenticità, solenne come la natura del piccolo luminoso paese della Toscana. Quel tempo “Adagiato sui fondali della memoria l’avrebbe illuminata ancora a lungo come una stella che, ormai spenta, attraversa solo con la sua luce gli spazi siderali »